Giacinto Cerone – Sansobbia

Palazzo Taverna / Via di Monte Giordano, 36 / Roma
13 Novembre 2024 / 26 Febbraio 2025
Martedì – Sabato / 14.30 – 18.30 o su appuntamento
In collaborazione con Archivio Giacinto Cerone, Roma

A venti anni dalla sua morte, EDDart è orgogliosa di presentare, dal 14 novembre al 28 febbraio 2025, in collaborazione con l’Archivio che lo rappresenta, una selezione di opere che consentono di guardare in prospettiva al lavoro di uno dei più grandi scultori italiani: Giacinto Cerone (Melfi, 1957 – Roma, 2004).

Negli spazi di Palazzo Taverna saranno esposte tredici opere realizzate in anni e materiali differenti, come la ceramica, il gesso, il legno e il moplen, che evidenziano la sperimentazione continua di un artista il cui tratto distintivo è proprio un rapporto forte e diretto con la materia. Cerone, infatti, indipendentemente dal materiale prescelto – e spesso affidandosi ad esso – riesce ad esprimere un confronto sempre teso, plasmando, creando fessure, interstizi e germogli fino a dare forma a una nuova configurazione.

La mostra è introdotta da due imponenti opere in gesso, materia che ha segnato, non a caso, l’inizio del percorso creativo di Cerone, seguite, al centro dello spazio, da una scultura che esprime la visionarietà di questo artista: Calle appoggiate, composta da un vortice in cui il gesso si unisce al moplen per creare una tensione materica fino a lasciare apparire un mazzo di fiori, uno dei tanti elementi vegetali nel personale erbario dello scultore lucano.

Nella parte centrale della mostra sono esposte le storiche ceramiche realizzate a Faenza e Albissola, come Omaggio a Gina Pane o Sansobbia, un torrente ligure che dà il titolo alla mostra.

Alle sculture in legno è invece affidata la chiusura del percorso espositivo: Grano per una volta si ispira ancora al mondo vegetale, anche se l’utilizzo del legno suggerisce all’artista la definizione di una forma più composta.

In molte delle opere esposte, infatti, l’energia dipende dalla volontà di affidarsi alle possibilità intrinseche della scultura e del materiale prescelto, così come dalla convinzione di una sostanziale assenza di opposizione tra forma e contenuto.

Senza dunque affidarsi a soluzioni pittoriche o letterarie, Cerone lascia intravedere le proprie passioni attraverso i titoli – Pennellata lungaMaaraDal monte desolato io cammino – che, spesso ironici e sempre coraggiosi, alludono senza definire, lasciando a chi guarda lo spazio per trarre la propria conclusione emotiva e visiva.

Nel Gennaio del 2025 il MIC di Faenza celebrerà il suo lavoro con un’esaustiva mostra personale.Sarà realizzato un catalogo introdotto da un’intervista di Elena del Drago a Elena Cavallo Cerone.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Giacinto Cerone, Roma.

Dopo aver frequentato il liceo artistico di Melfi, Giacinto Cerone si trasferisce a Roma, dove termina gli studi di scultura presso l’Accademia di Belle Arti. Dal 1976 al 1980 vive tra la Lucania e Roma.

Nel 1984 si trasferisce definitivamente a Roma. La sua produzione artistica si esprime attraverso l’uso di diversi materiali, tra cui legno, gesso, plastica (moplen), ceramica, ghisa e marmo. Nel 1991 si reca per un breve periodo ad Albissola e, presso le Ceramiche San Giorgio, realizza le prime opere in ceramica. Nel 1993, in occasione di una mostra alla Galleria Corraini di Mantova, inizia a lavorare con la Bottega Gatti di Faenza. Sempre nel 1993 realizza i primi grandi gessi per la mostra alla Galleria Bonomo di Roma.

Nel 1997 esegue le prime litografie presso la Stamperia Bulla di Roma. Nel 1999 realizza una grande installazione scultorea nello Spazio per l’arte contemporanea Tor Bella Monaca. L’anno successivo e poi nel 2003 espone alla Galleria David Gill di Londra con due mostre personali. Del 2001 è la mostra al Palazzo delle Esposizioni di Faenza: qui incontra Emilio Mazzoli, che gli commissiona i suoi primi e unici marmi, eseguiti nello Studio Nicoli di Carrara. Nel 2006 gli viene dedicata una sala al Museo della Scultura di Matera; nel 2007 una retrospettiva al Museo Pericle Fazzini di Assisi; nel 2011 un’importante retrospettiva alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.