A venti anni dalla sua morte, EDDart è orgogliosa di presentare, dal 14 novembre al 28 febbraio 2025, in collaborazione con l’Archivio che lo rappresenta, una selezione di opere che consentono di guardare in prospettiva al lavoro di uno dei più grandi scultori italiani: Giacinto Cerone (Melfi, 1957 – Roma, 2004).
Negli spazi di Palazzo Taverna saranno esposte tredici opere realizzate in anni e materiali differenti, come la ceramica, il gesso, il legno e il moplen, che evidenziano la sperimentazione continua di un artista il cui tratto distintivo è proprio un rapporto forte e diretto con la materia. Cerone, infatti, indipendentemente dal materiale prescelto – e spesso affidandosi ad esso – riesce ad esprimere un confronto sempre teso, plasmando, creando fessure, interstizi e germogli fino a dare forma a una nuova configurazione.
La mostra è introdotta da due imponenti opere in gesso, materia che ha segnato, non a caso, l’inizio del percorso creativo di Cerone, seguite, al centro dello spazio, da una scultura che esprime la visionarietà di questo artista: Calle appoggiate, composta da un vortice in cui il gesso si unisce al moplen per creare una tensione materica fino a lasciare apparire un mazzo di fiori, uno dei tanti elementi vegetali nel personale erbario dello scultore lucano.
Nella parte centrale della mostra sono esposte le storiche ceramiche realizzate a Faenza e Albissola, come Omaggio a Gina Pane o Sansobbia, un torrente ligure che dà il titolo alla mostra.
Alle sculture in legno è invece affidata la chiusura del percorso espositivo: Grano per una volta si ispira ancora al mondo vegetale, anche se l’utilizzo del legno suggerisce all’artista la definizione di una forma più composta.
In molte delle opere esposte, infatti, l’energia dipende dalla volontà di affidarsi alle possibilità intrinseche della scultura e del materiale prescelto, così come dalla convinzione di una sostanziale assenza di opposizione tra forma e contenuto.
Senza dunque affidarsi a soluzioni pittoriche o letterarie, Cerone lascia intravedere le proprie passioni attraverso i titoli – Pennellata lunga, Maara, Dal monte desolato io cammino – che, spesso ironici e sempre coraggiosi, alludono senza definire, lasciando a chi guarda lo spazio per trarre la propria conclusione emotiva e visiva.
Nel Gennaio del 2025 il MIC di Faenza celebrerà il suo lavoro con un’esaustiva mostra personale.Sarà realizzato un catalogo introdotto da un’intervista di Elena del Drago a Elena Cavallo Cerone.
La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Giacinto Cerone, Roma.

