Marco Schifano – Name It!

Palazzo Taverna / Via di Monte Giordano, 36 / Roma
23 Settembre 2021 / 16 Ottobre 2021
Martedì -Sabato / 11:00 – 18:00 su appuntamento

Da Giovedì 23 settembre e fino a Sabato 16 ottobre 2021, EDDart presenta la mostra “Marco Schifano, Name It!” negli spazi della galleria a Palazzo Taverna, Roma. Protagonista dell’esposizione è la ricerca fotografica più recente dell’artista, basata sulla creazione di un alfabeto utopico composto da fiori e da animali.

Il progetto nasce dal desiderio dell’artista di donare alla figlia una fotografia di fiori colorati: l’idea è quella di far capire ad una bambina, con il tempo, che dall’estetica perfetta di quella forma un giorno nascerà il suo nome. Ed è così che le composizioni irreali di Schifano entrano per la prima volta nel quotidiano diventando suoni oltre che forme. La ricerca estetica e illusoria di una nuova realtà è alla base del suo lavoro.

Le 21 fotografie in mostra, come le 21 lettere dell’alfabeto italiano, sono state realizzate unendo varietà di fiori colorati per rafforzarne l’impatto estetico e visivo. Edward Steichen diceva “Ogni artista inizia con una tela bianca, un pezzo di carta… il fotografo inizia con il prodotto finito” ed è particolarmente sentito in questo caso se si pensa alla tecnica di Schifano: il gesto fotografico è solamente una parte del lungo processo creativo dell’artista, che si basa su un lavoro meticoloso di composizione di ambientazioni, fotografate e successivamente fuse insieme.

Marco Schifano
Vive e lavora a Roma. Sin dall’infanzia i suoi “giocattoli” sono cineprese e macchine fotografiche, con le quali cresce sperimentando la propria capacità comunicativa. Si esercita nel “montaggio in macchina” per ottenere filmati dove fonde le sue ricerche sul senso e sul ritmo: tante ore di girato e un gran numero di scatti per arrivare a una propria rappresentazione estetica del mondo. La sua opera fotografica più recente si basa su una processualità complessa che prevede una lunga ricerca preliminare di elementi coordinati, assemblati e quindi ripresi per dare vita a iconografie altamente formalizzate. Lo still life è usato per rileggere la tradizione pittorica della natura morta, attraverso immagini che si collocano sulla soglia tra realtà e finzione.